Quando ho conosciuto il Coaching: Sandro Gamba e la leadership.

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Il mio primo coaching (da coachee): sono passati ormai 15 anni, eppure lo ricordo come fosse stato ieri.

L’azienda in cui lavoravo allora mi diede l’opportunità, insieme ad altri colleghi, di partecipare a delle attività formative non tecniche.

Sono sempre stato a favore della formazione e del miglioramento personale nonostante io non possa certo dire di essere stato uno studente modello, anzi!

Per mia grande sorpresa, l’azienda scelta per erogarci questo servizio aveva un partner d’eccezione e di grande richiamo: Coach Sandro Gamba, idolo di qualunque baskettaro in Italia (e non solo).

Campione da giocatore, vincente da allenatore, uomo di una coerenza fuori dal comune, che non ha mai avuto (per come l’ho conosciuto io) necessità di mandare a dire niente a nessuno.

Ero più emozionato per il corso o per chi l’avrebbe tenuto? Indovinate…

La cosa veramente interessante è che Coach Gamba ti parla come se ti conoscesse da sempre: non mette nessuna distanza tra te e lui e ti fa sentire subito parte di qualcosa di importante.

In una azienda come in una squadra sportiva, questo elemento è essenziale: il coinvolgimento emotivo nel progetto diventa un elemento di grande motivazione per le persone, a qualunque livello nella scala gerarchica.

Altro concetto fondamentale che mi ha trasmesso Coach Gamba: la leadership è condivisa all’interno del gruppo.

Certo, esiste un punto di riferimento: l’allenatore, il Direttore Commerciale, la proprietà;

ma la squadra deve essere autonoma a livello operativo, altrimenti chi copre ruoli di responsabilità si trova costretto a investire molto del suo tempo in attività differenti rispetto a quelle di competenza diretta.

Ti faccio un esempio: l’allenatore spiega lo schema, lo fa ripetere quanto basta perché il meccanismo diventi automatico, ma non può – soprattutto in partita – seguire ogni giocatore affinché faccia il movimento corretto!

Se la leadership è condivisa, tutti si assumono la responsabilità del proprio ruolo e il meccanismo funziona bene, lasciando – oltretutto – ampi spazi alla creatività e al talento dei singoli.

Infatti sono proprio questi momenti di creatività che permettono di far perdere l’orientamento all’avversario, perché la creatività diventa imprevedibilità.

Quando succede? Quando la fiducia reciproca è al massimo.

Che si tratti di uno spogliatoio, di un reparto produttivo o di un ufficio, il vero lavoro del leader è quello di coordinare i talenti per fare in modo che esprimano al meglio le loro qualità in funzione dell’obiettivo comune.

Ma l’insegnamento di Coach Gamba è andato ancora oltre quando ci ha dato la sua personale definizione di leadership: “far fare alle persone quello che pensavano di non essere capaci di fare”.

BOOM!!!

Lì mi ha letteralmente steso: mi sono tornati in mente – come in un film – anni di faticosi allenamenti in cui il mio allenatore mi/ci chiedeva di superare alcuni limiti, aiutandoci a trovare le condizioni per farlo. 

Per ottenere certi risultati, il leader deve riunire in se alcune caratteristiche; ecco le 8 più importanti sempre secondo Coach Gamba:

  1. Equilibrio cognitivo: essere lucido sempre.
  2. Equilibrio fisico: essere efficienti anche quando non si è al 100%
  3. Equilibrio emotivo: la paura non è un nemico, se ben incanalata è una forza
  4. Non essere influenzato dagli altri
  5. Capacità di dare orientamento comune: allineamento
  6. Credibilità: dall’esperienza
  7. Innovazione: saper cambiare
  8. Integrità personale: alle parole seguono i fatti (coerenza)

Nello sport o nel lavoro ti capita di vivere una situazione di questo tipo?

Scrivimelo nei commenti

Massimiliano

 

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