Marginal gain: il grande potere dei piccoli passi.

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Guarda l’immagine che accompagna questo post; come ci insegnano in molti, la matematica non è un’opinione e lei spiega da sola il concetto di Marginal Gain.

Nel mondo del running ci sono molte polemiche in merito a un paio di scarpe – prodotte da uno dei leader mondiali – che permetterebbero un incremento della performance tra il 2 e il 3%.

Per un runner professionista è davvero tanta roba, perché ottimizzare la performance oggi vuol dire farlo attraverso piccoli progressi (e senza “aiutini”, possibilmente).

Piccoli progressi quotidiani sono il vero risultato che vale la pena di ricercare per garantirsi performance di qualità: è il premio per la costanza e il duro lavoro.

Fin qui nulla di nuovo, solo la conferma che l’exploit – come viene definito – cioè l’improvvisa esplosione che porta a un risultato eclatante (éxploit e éclat in Francese sono proprio sinonimi di scoppio, esplosione) non può provenire dall’improvvisazione.

Pietro Ghislandi, caro amico, mentore, attore, mimo e ventriloquo bergamasco di lungo corso, mi ha insegnato (tra l’altro) che per 1 ora di improvvisazione servono almeno 10 ore di materiale preparato e digerito.

Quindi non è MAI vera improvvisazione. Pietro è un campione, come dargli torto?

Questo mi porta ad affermare che la fortuna, per chi ottiene risultati brillanti in ciò che fa, è tale solo per chi non vede il duro lavoro che ci sta dietro.

Ma torniamo all’immagine: un piccolissimo progresso quotidiano (l’1%, un marginal gain appunto) porta, a fine anno, ad avere moltiplicato per 37 e oltre lo stato di partenza.

Viceversa, un piccolissimo – e altrettanto progressivo – passo indietro, porta a fine anno ad avere una perdita di quasi 1500 volte della situazione iniziale.

E se provo a migliorare del 2% al giorno? BOOM!!!

Nello sport, nel lavoro e nella vita stiamo prendendo sempre più l’abitudine di ragionare per obiettivi, lasciando meno spazio all’improvvisazione e alla routine.

Di per sé lo trovo un notevole passo in avanti, soprattutto per adeguarci ai ritmi di una società che si aspetta crescita, miglioramento, performance.

E’ il riflesso dell’economia capitalistica, coi suoi pro e i suoi contro.

Non è un giudizio, ma una constatazione: vedo troppa gente che inizia (qualunque progetto), parte a mille e – al primo ostacolo – si schianta e molla.

Hai presente le promesse del 1° di Gennaio, ecco, ne sono un esempio eclatante.

Qualunque grande obiettivo (perdere peso, correre una maratona, cambiare lavoro, creare una famiglia, scegli tu…) deve essere programmato con cura, passo dopo passo.

E ogni giorno, senza fretta ma senza sosta, ci si impegna a fare quel passo in più, quello sforzo extra, quell’errore da cui apprendere, che permette di fare un piccolo progresso quotidiano.

Quando hai chiarito PERCHÉ fai ciò che fai o cerchi il  risultato a cui ambisci, programmi il COME lo otterrai.

Tra i vari ingredienti nella ricetta del successo (far accadere qualcosa) questi sono indispensabili, ma per ognuno di noi c’è un giusto dosaggio.

Poi inizia il processo, il percorso, che è ciò di cui dobbiamo veramente innamorarci più che del risultato finale.

E questo percorso è fatto di piccoli, inesorabili passi…

Se tutto questo ti suona familiare, ti invito a scrivermi nei commenti come fai; se invece vorresti ma non riesci, contattami per studiare insieme il percorso migliore per poter raggiungere i risultati a cui ambisci.

Massimiliano

 

 

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