Riflessioni sul cervello e il nostro potenziale: lo usiamo consapevolmente?

Reading Time: 3 minutes

Si parla di METACOGNIZIONE quando sviluppiamo l’abilità a riflettere e pensare ai nostri pensieri (non è un gioco di parole …).

Le Neuroscienze hanno dimostrato da tempo che noi umani abbiamo 3 differenti stati di consapevolezza

che possono essere evidenziati nella tabella qui di seguito (ai fini di questo post non prendo in considerazione lo stato di flow, già visto in questo articolo e in questa puntata delle Pillole di Coaching):

 

La metacognizione ci aiuta a sentirci più sicuri delle nostre stesse decisioni, per esempio:

a. siamo più decisi se pensiamo di essere nel giusto

b. siamo più prudenti se pensiamo di aver commesso un errore;

inoltre influisce su ogni aspetto del nostro comportamento, per esempio:

c. nella definizione degli obiettivi di vita

d. nel dare un giudizio delle nostre sensazioni

Il fatto è che – a quanto pare – non ce la caviamo sempre bene con questa benedetta metacognizione: a volte siamo eccessivi pur senza le giuste competenze (hai presente la presunzione? anche detto Overconfidence Bias), a volte invece ci sottovalutiamo, a volte addirittura ci sentiamo sicuri anche con una pessima scelta.

Deepak Chopra e Rudy Tanzi spiegano che nel vivere le nostre esperienze, passiamo sempre dai 3 stati di consapevolezza: se di fronte a una provocazione mi arrabbio e rispondo subito, ho una reazione inconsapevole

se di fronte alla stessa provocazione penso “mi sto arrabbiando”, sono in uno stato consapevole (e magari così controllo la rabbia); 

se infine ragiono sulla provocazione e – grazie al fatto che conosco me stesso – riconosco che in situazioni analoghe di solito mi arrabbio, sono in uno stato di autoconsapevolezza.

Questo stato, questa abilità è la metacognizione. Peccato che non sia particolarmente diffusa (basta aprire i giornali o guardare un telegiornale o fare un po’ di “scroll” su un qualunque social network…)!

In questo senso, gli studi sul cervello proseguono e non sembrano esserci, al momento, certezze scientifiche su come funzioni questo meccanismo.

Come potrà mai fare – il cervello dico – a guardare a se stesso? (eppure sappiamo che lo fa!).

Lasciamo che la ricerca scientifica specifica faccia il suo corso; è però chiaro che servono comunque degli strumenti per incrementare almeno la consapevolezza. Mi pare del tutto evidente che si tratti di un passaggio fondamentale per arrivare all’autoconsapevolezza (e quindi alla metacognizione).

Paroloni? Solo perché non ci siamo abituati, non li frequentiamo abitualmente.

Una risposta importante, lasciando da parte i paroloni, sembra che la dia la meditazione. Noi occidentali non siamo ancora così abituati a questa pratica, ma è già scientificamente dimostrato che si tratta di uno strumento di notevole importanza e che da risultati indiscutibili.

Personalmente la pratico da poco tempo, circa 3 anni, soprattutto sotto forma di mindfulness. Si, è una parola che va di moda, è sulla bocca di tutti, ma – purtroppo – ancora in modo inconsapevole per i più.

Resta il fatto che ho visto i risultati su me stesso: sono più calmo, prendo meno decisioni avventate, trasmetto più serenità alle persone (così mi dicono…), ho un approccio alla vita meno “frettoloso”, ho smesso di vivere pensando al passato, e altro ancora…

Ma siamo occidentali, a quanto pare quasi tutti discendenti di S.Tommaso (quello del “se non vedo non credo”…), così serve sempre la Scienza, che di per sé non è una brutta cosa.

Così ho iniziato a cercare e, incredibile!, quando cerchi davvero, trovi.

Scoprire che esiste un metodo assolutamente scientifico (basato su ricerche neuroscientifiche che vanno avanti da oltre 20 anni) che mi permette di acquisire maggiore consapevolezza su come sono fatto, come interagisco con gli altri, come apprendo, cosa mi accade quando sono sotto stress, mi ha illuminato!

No, non scherzo, il metodo esiste, l’ho conosciuto, l’ho studiato, l’ho fatto mio (senza rubar niente a nessuno, beninteso!). Si tratta dello studio della Neuro-Agilità (™)

SI tratta di un metodo che studia la nostra neuro-fisiologia, niente di psicologico, nessun test psico-metrico. Attraverso un assessment (vabbè, un questionario) viene valutata l’attività elettrochimica della nostra materia grigia, sia a livello di Sistema Nervoso Centrale che Sistema Nervoso Periferico.

Il risultato? Un quadro molto completo che delinea il nostro Profilo di Neuro-Agilità (NAP™, Neuro Agility Profile). Ho scoperto così quali sono le mie dotazioni “di fabbrica” e come si sono sviluppate fino ad ora, ho capito cosa posso e devo fare per essere felice, mi si è aperto un mondo riguardo al mio percorso professionale fino ad oggi, i miei talenti (eh già, ne ho anch’io…) e molto altro ancora.

Come tutte le cose belle, non ha alcun senso che io lo tenga solo per me, al contrario! Intendo condividere questo strumento con chiunque vorrà approfondire la conoscenza di se e acquisire quella consapevolezza che potrà diventare la rampa di lancio verso l’autoconsapevolezza.

Se sei arrivato/a fin qui – e te ne sono grato – allora non ti resta altro che compilare il modulo nei contatti, e sarò felice di darti ogni informazione su come fare per, anche tu, conoscere il tuo Profilo di Neuro-Agilità (™) e accedere allo stadio superiore della conoscenza di te.

Apri la porta dell’autoconsapevolezza!

Massimiliano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.