Più formazione: tutto quello ci che manca oggi.

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Si fa un gran parlare in questi giorni dei gravi problemi che sta affrontando il sistema di formazione scolastico a seguito della pandemia di Covid-19.

Scuola e formazione sono le radici di una società e devono essere forti per poterla sostenere, o almeno dovrebbero esserlo.

Non m’importa entrare nella polemica politica: sono un formatore e un genitore con figli adolescenti, quindi parte in causa; pertanto ritengo di poter esprimere alcuni pensieri.

Il sistema scolastico in Italia è organizzato ancora secondo regole che vigevano quando è stato creato, circa a metà del 1700.

Allora serviva preparare persone che poi sarebbero state di supporto per la nuova classe imprenditoriale dell’era industriale.

Impiegati che aiutassero l’imprenditore a portare avanti le varie mansioni.

Persone “clever” si direbbe in Inglese, ovvero brave, preparate, attente e ligie al dovere: era ed è giusto così.

Persone con queste qualità e questa formazione sono sempre bene accette nelle aziende!

Allora come oggi, l’imprenditore deve essere in grado di portare avanti il suo progetto, ma non può dedicarsi a ogni singolo aspetto dell’attività della sua azienda.

A questo servivano, servono e serviranno (almeno nel breve e medio periodo) gli impiegati.

Si narra che in una famosa intervista Henry Ford – incalzato dai giornalisti circa le sue scarse competenze tecniche – per rispondere alle domande alzasse la cornetta e chiamasse al telefono l’Ingegnere di riferimento per i pezzi soggetto della domanda.

Quando i giornalisti gli fecero notare che così non era lui a rispondere ma qualcuno al suo posto, l’inventore della catena di montaggio fece notare come il suo ruolo non fosse quello di avere competenze tecniche, bensì di coordinare le varie attività e “pensare” all’azienda.

Il sistema scolastico ne ha formati e ne forma moltissimi di impiegati, sia per mansioni tecniche che amministrative o commerciali.

Quelli di maggior responsabilità diventano “manager“, cioè coordinano l’attività di più persone e contribuiscono con le loro qualità al processo decisionale.

Fin qui tutto normale. Ma allora?

In generale dico che – e so di non essere certo né il primo né l’ultimo – la formazione deve essere il primo e più importante strumento a disposizione delle nuove generazioni, in qualunque Stato moderno.

Non si tratta solo di insegnare a leggere, scrivere e fare di conto, oggi grazie a internet si ha accesso immediato a qualunque informazione.

La cosa veramente importante è contribuire allo sviluppo di quello che si chiama spirito critico.

A rischio di apparire naïf al limite dell’utopia insisto molto su questo punto perché se le persone non sono in grado di pensare con la propria testa, allora saranno soggetti facilmente condizionabili.

Soggetti facilmente condizionabili possono sembrare un fenomeno che si riesce a controllare.

Peccato però che – di fatto – rappresentino un grandissimo pericolo: subendo il condizionamento sbagliato faranno molti più danni.

Proviamo a guardare al patetico revisionismo partito da “black lives matter”.

Ogni vita è importante, e non è certo il colore della pelle di una persona che la rende più o meno importante, bensì il potenziale contributo che è in grado di offrire alla società durante la sua vita.

L’ignoranza purtroppo ha fatto 2 tipi di danni:

  • da un lato su chi continua a credere che le differenze (di qualunque genere) vadano osteggiate;
  • dall’altro su chi non ha la forza o il coraggio per “riuscire nella vita”.

Se non hai le basi culturali, se non sei in grado di ragionare con la tua testa, incorri molto più facilmente in queste problematiche e l’assistenzialismo statale non può essere la risposta.

Entriamo più nel dettaglio:

il mondo del lavoro è cambiato profondamente e la velocità di cambiamento si sta decisamente elevando; oggi molte professioni sono diventate inutili o anacronistiche.

I robot stanno sempre più – che ci piaccia o no – sostituendo mansioni “umane”, anche particolarmente evolute (penso per esempio al robot-avvocato).

La capacità di adattamento è un concetto darwiniano la cui efficacia è difficile da non riconoscere: garantisce la sopravvivenza della specie.

Anche all’uomo, quindi, tocca imparare CONTINUAMENTE ad adattarsi e può farlo solo se ha lo spirito critico che lo supporta nelle scelte.

Al contrario, non è in grado di scegliere e pretende di continuare a fare quello che ha “sempre fatto”.

In pratica è come autocompilarsi il certificato di morte!

L’evoluzione poi ci continua a spingere “oltre”.

Grazie all’avanzamento della tecnologia e alle nuove, continue scoperte scientifiche, le cose apprese negli anni scolastici diventano obsolete, vengono migliorate, vengono approfondite.

Basti pensare a quanto sappiamo oggi sul corpo umano che 100 anni fa non sapevamo.

Di più: solo per il cervello, negli ultimi 10 anni i progressi nella sua conoscenza sono stati enormi!

Il “pezzo di carta” che fino a qualche decina di anni fa ci assicurava una “posizione” sociale e professionale (e uno stipendio con annessa pensione), oggi vale molto poco.

Vale molto di più lo spirito d’iniziativa e l’imprenditorialità (si, sempre lei…) delle persone: le persone più ricche al mondo oggi non hanno finito gli studi accademici.

Ma non è una questione economica, non solo almeno.

La formazione e l’aggiornamento devono essere una costante nella vita umana.

Tempo fa ho voluto regalare un libro a un imprenditore di cui pensavo di avere una “buona opinione”.

Speravo che lo leggesse e mi dicesse cosa ne pensava; invece ha voluto “contraccambiare” regalandomi due ombrellini e una penna con il logo della sua azienda.

Mah!

Il corpo docente finlandese (uno dei meglio retribuiti al Mondo) è obbligato ciclicamente a corsi di formazione e aggiornamento con annessi esami.

Vorrei davvero tanto che così fosse anche per il corpo docente italiano.

Nelle altre professioni l’idea è esattamente la stessa: la formazione dovrebbe essere una autentica priorità.

Menti agili, aggiornate, in grado di interpretare con indipendenza e responsabilità le informazioni di cui dispongono per trasformarle in redditività aziendale.

Questo serve, se vogliamo salvarci – tra l’altro – dalla “fuga di cervelli”.

Al contrario, resteranno solo i meno motivati, gli assistenzialisti (utili solo in una cabina elettorale) e chi sentirà di non avere più tempo per tentare una nuova avventura o un cambiamento lontano dalle proprie radici.

Peraltro, quando parlo di motivazione non intendo solo quella di tipo tecnico (le cosiddette hard-skills) ma anche quella di tipo attitudinale, le soft-skills (di cui oggi, per fortuna, si parla sempre di più).

Saper gestire l’emotività, comunicare correttamente rispettando anche la nostra fisiologia e riconoscendo l’ambiente e il momento, sapersi rialzare dopo una caduta, saper scrivere e parlare rispettando il cervello, il carattere e le situazioni (sia di chi ascolta che di chi parla).

L’elenco è molto lungo.

Nella vita di tutti i giorni, in una famiglia, in una comunità, in un posto di lavoro, in un team sportivo, insomma ovunque ci sia socialità, i rapporti potrebbero essere molto più fluidi avendo consapevolezza e preparazione adeguate.

In Italia esistono delle élite, in cui si da il giusto peso anche a questi fattori, ma la massa continua a essere lasciata in mano a reality show, tv spazzatura, videodipendenza, eccetera.

Intanto abbiamo 1 bambino obeso ogni 10.

E poi ci dicono che leggiamo sempre meno (e le librerie chiudono…).

Intanto i musei non riescono a restare aperti per accogliere chi li vorrebbe visitare.

Nei tempi (secoli) passati, la gente veniva in Italia per “respirare” e vivere la nostra cultura – in fondo è il nostro Paese ad avere il 70% del patrimonio culturale-artistico dell’Umanità.

Che ne è stato?

Adesso vengono a spaccare le fontane centenarie, vengono a imbrattare le nostre statue, a urinare sui nostri monumenti.

…e glielo stiamo permettendo impunemente…

Oltre che un grido di dolore, questo è anche un tentativo per provare a far aprire gli occhi a qualcuno; basterebbe anche una sola persona e io avrò vinto!

Se la scuola non può essere cambiata in tempi brevi, allora è con le strutture formative alternative che si può e si deve provare a favorire il cambiamento e rendere migliore questo Paese.

Per fortuna in Italia ce ne sono molte: qualcuna vale poco, qualcuna è stata creata con principi e valori solidi e condivisibili.

Ho scelto di fare il formatore – avendo ormai superato i 50 anni – perché sono l’esperienza e la passione che mi guidano e mi spingono a voler condividere tutto quello che ho imparato.

15 anni di sport agonistico

25 anni di aziende in vari settori

Risultati.

A te che leggi, se sei arrivato/a fin qui è perché condividi il senso di questo ragionamento.

Te ne sono grato.

Il prossimo passo potrebbe essere quello di conoscere il metodo “Mindful Coaching” creato e strutturato appositamente per dare supporto a tutti coloro – persone, aziende, sportivi – che pensano di meritare di più, per raggiungere i propri obiettivi e conseguire i risultati desiderati.

Scrivimi nei commenti, la prima sessione conoscitiva è GRATUITA, ma è la più importante per fare conoscenza e stabilire le tappe di un nuovo percorso.

A presto!

Massimiliano

 

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