Pillole di Coaching #19. L’Empatia, impariamo a conoscerla.

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Podcast n°18, appena pubblicato su SPREAKER, SPOTIFY, GOOGLE PODCAST e APPLE PODCAST.

Da vocabolario la definizione: “sostantivo femminile che indica a capacità di porsi – SENZA PARTECIPAZIONE EMOTIVA – nello stato d’animo della persona con cui abbiamo a che fare”.

Deriva dal Greco empatéia, parola composta da em (dentro) e pathos (sofferenza o sentimento) e in origine indicava il rapporto emozionale tra l’autore e il suo pubblico a teatro.

Tradotto in termini attuali, potremmo definirla come un sentirsi in armonia col proprio interlocutore.

Si tratta di una Soft-Skill che Trova inizialmente applicazione nelle arti figurative, per poi arrivare alle scienze umane (filosofia, psicologia etc…), ma anche in medicina e altri ambiti delle attività umane che includono una interazione tra più soggetti.

Recenti studi (Rifkin 2010) indicano che l’homo sapiens-sapiens sia da ormai circa 20.000 anni evoluto nell’homo empathicus.

C’è da dire che- poca o tanta – tutti ne abbiamo ma spesso la confondiamo con la pietà o la compassione, che sono sentimenti totalmente differenti.

La chiave per capirlo sta, a mio avviso, nell’assenza di partecipazione emotiva, sia in positivo che in negativo.

Se tu piangi e io, vedendoti, piango a mia volta, non sono empatico, bensì com-passionevole: partecipo alla tua passione (sofferenza).

E’ più chiaro così il concetto?

Se, invece, piangi e poi mi spieghi qual è il motivo del tuo pianto e io mi metto nei tuoi panni – senza lacrime – allora risulto empatico.

Va detto che, in caso di situazioni negative, è sempre molto importante evitare Il compatimento (partecipazione alla miseria) poiché – pur con le migliori intenzioni – non si è d’aiuto a chi abbiamo vicino.

Ascolto volentieri i motivi del tuo stato d’animo, ma se poi esordisco con “poverino/a”, “come ti capisco” o – peggio ancora – “è successo anche a me…” allora sto letteralmente finendo di massacrare il mio interlocutore.

Sai perché? Perché così comunico al suo cervello rettile che il pericolo è in aumento, generando un inasprimento della sua condizione.

La soluzione? Prova a dire “ok, è una situazione davvero pessima (in base alla realtà, ovviamente), ti sono vicino/a e proprio per questo ti propongo …” offrendo una via d’uscita (questa si) basata sulla tua esperienza.

Funzionerà meglio (ma non parlare di te, in quel momento non gliene può fregar di meno!!!).

Vista in positivo, l’empatia favorisce la cooperazione: nei team che affrontano processi decisionali di continuo aumenta la loro efficacia (immagina quando vedi giocare bene una squadra di qualunque sport).

Inoltre l’empatia aiuta l’innovazione, perché permette di capire punti di vista differenti dal nostro.

E proprio per questo stesso motivo, l’empatia riduce il rischio di scontri e litigi.

Infine, l’empatia è generalmente di 2 tipi:

– COGNITIVA: quando consideri i pensieri del tuo interlocutore

– EMOZIONALE: quando consideri i sentimenti del tuo interlocutore

Nella saggezza popolare si dice che le persone non sempre ricorderanno le tue azioni, ma ricorderanno sempre come si sono sentite GRAZIE alle tue azioni.

Grazie all’empatia, potrai certamente lasciare e facilitare emozioni positive e esperienze indimenticabili.

Bello vero?

Raccontami nei commenti in che occasione senti di aver contribuito al benessere di qualcuno grazie all’empatia.

Massimiliano