Pillole di Coaching #27. Gestione dei Conflitti

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Avvocato, ti voglio seguire per l’ultima volta…” disse Johnny Stecchino al suo avvocato che gli suggeriva uno stratagemma poco plausibile per sfuggire alla trappola dei suoi nemici capeggiati da Cozzamara.

Gli avvocati fanno un mestiere molto utile alla società, personalmente ne conosco un paio che hanno anche delle notevoli qualità umane, ma non sempre è necessario il loro intervento (e per fortuna!).

Il conflitto è uno di quegli ingredienti che si presentano costantemente in una vita fatta di relazioni sociali:

è normale, direi quasi necessario quando due persone sono disposte a difendere all’estremo con molta onestà ciò in cui credono.

Nei rapporti di coppia si dice che “l’amore non è bello se non è litigherello”.

Quanta verità nella saggezza popolare, non credi?

Il punto è che in un gruppo di persone – sia in ambito sportivo che lavorativo – i conflitti possono anche essere motivo di crescita, ma solo se vengono gestiti in modo corretto da tutti, a partire dai leader.

Il conflitto di solito genera un ambiente in cui sono presenti una elevata emotività e una ridotta fiducia tra le parti.

Quando viene superato in modo efficace, si arriva ad elevati livelli di comprensione reciproca, empatia e fiducia tra tutte le parti, anche quelle meno coinvolte.

Ti ho già parlato di Problem Solving; ecco, la gestione dei conflitti può essere considerata parte di quella materia.

E come ci si comporta in presenza di un conflitto?

Dobbiamo considerare che 3 sono le figure chiave coinvolte:

  1. le parti in contesa
  2. il leader
  3. il resto del gruppo

1) Chi è direttamente coinvolto – pur avendo tutte le ragioni del mondo – ha probabilmente perso una buona opportunità per dimostrare un sufficiente livello di razionalità e ragionevolezza. 

La cosa più importante, in questi casi, è riportarlo a uno stato di calma interiore che lo aiuti a recuperare una giusta lucidità, per lo meno per capire che (a torto o a ragione) esistono idee totalmente differenti dalle sue.

2) Chi se ne deve occupare di gestire questa situazione? Certamente il LEADER, il cui ruolo può uscire molto rinforzato in caso di esito positivo.

Il ruolo del leader è – prima di tutto – quello di ricondurre le parti in causa a un giusto livello di rispetto reciproco: quello che conta è il bene del team e gli obiettivi che si intendono raggiungere.

I singoli esistono in funzione della squadra!

In secondo luogo, il leader applica i 7 punti che ti ho elencato parlando di Problem Solving (podcast #26) E risolve!

Per questo dovrà mettere in campo altre competenze, come l’assertività, la comunicazione efficace, la fermezza di spirito e la tempestività.

Non ti devo spiegare il perché, giusto???

Per chiudere, ti darò dei numeri su cui riflettere: il Global Human Capital Report, una recente ricerca statistica realizzata negli ambienti di lavoro, ha confermato che alla risoluzione di un conflitto:

  1. il 41% degli opponenti aveva una migliore comprensione dell’altro
  2. il 33% degli opponenti ha migliorato le proprie relazioni lavorative 
  3. il 29% degli opponenti è riuscito a trovare una miglior soluzione ai loro problemi
  4. il 21% dei partecipanti ha constatato un miglioramento nelle performance della squadra
  5. il 18% ha visto la propria motivazione aumentata

Dato più importante di tutti: il 76% dei partecipanti ha confermato che la risoluzione del conflitto ha portato esiti positivi per tutta la squadra.

E tu, hai mai affrontato dei conflitti? In che ambito?

Come li hai risolti?

Scrivimelo nei commenti…

Massimiliano