Pillole di Coaching #17. Le Soft-Skills, perché sono importanti?

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La nuova pillola è stata pubblicata su SPREAKER, SPOTIFY, GOOGLE PODCAST e APPLE PODCAST.

Prova a scegliere:

  1. Non ce la farò mai!   vs.   OK, adesso ci riprovo!
  2. Ma perché sbagli sempre!!!   vs.   Vediamo come posso aiutarti a migliorare…
  3. Pochi, maledetti e subito!   vs.   …né l’uovo oggi, né la gallina domani, ma un bel pollaio tra un mese!

Tranquilli, non sono impazzito! Quale frase scegliereste in posizione 1, 2 e 3?

Le Soft-Skills (competenze non di carattere tecnico, per chi non ama l’Inglese) negli ultimi anni hanno acquisito – e a me fa molto piacere! – un’importanza crescente, direi insieme all’applicazione delle Neuroscienze in molti campi della vita quotidiana.

Le Soft-Skills (a me l’Inglese non disturba…) sono quindi tutte quelle competenze non tecnico-specifiche della propria attività (nel lavoro o nello sport) ma TRASVERSALI perché riguardano le abilità delle persone che si manifestano o sviluppano grazie al carattere, all’esperienza, all’intorno (soprattutto per le persone frequentate) e all’ambiente in cui vivono.

Te ne nomino alcune solo per aiutarti a capire meglio di cosa sto parlando:

  • Empatia,
  • Resistenza,
  • Resilienza,
  • Soddisfazione ritardata,
  • Leadership,
  • Auto-motivazione,
  • Assertività,
  • Lavoro in gruppo

Queste sono solo alcune tra le più importanti, ma la lista è davvero lunga.

Nelle prossime settimane pubblicherò una serie di podcast a loro dedicate, quindi, se hai interesse a conoscerle meglio, ti consiglio di restare su questo canale. Ok?

La definizione di Soft-Skills è stata creata – manco a farlo apposta – dall’esercito americano tra il 1968 e il 1972 per distinguere le competenze di un soldato tra:

1) quelle utili le l’uso di macchine e armi (Hard-Skills) e

2) quelle che invece non lo erano, ma alle quali era comunque riconosciuta una certa importanza (Leadership, Lavoro in team, etc…, insomma quelle dell’elenco più sopra).

Da qui a trovare un riscontro nella vita reale il passo è stato breve (almeno oltreoceano), ma alla fine stiamo anche noi imparando a dare la giusta importanza a queste competenze.

Tra l’altro – in un processo di selezione del personale – fanno la differenza tra una candidatura IDEALE e una candidatura IDONEA per una determinata posizione lavorativa.

Fino a 15-20 anni fa – restando nel mondo del lavoro – era comunemente accettato il fatto che il percorso di una persona fosse tracciato più o meno in questo modo:

  • studia (e prendi buoni voti)
  • entra in un’azienda (o vinci un concorso pubblico)
  • lavora circa 40 anni
  • vai in pensione

Il 97% delle persone, con un percorso così tracciato (hai presente la ruota del criceto?) – pur possedendole e mettendole in pratica ogni giorno – non aveva necessità di esser consapevole di quanto importanti potessero essere le Soft-Skills.

L’importante era far bene il proprio lavoro e portare a casa lo stipendio. O no?

Oggi, PER FORTUNA, non è più così e chiunque condivide l’idea che le competenze tecniche valgono circa per il 15% del potenziale di una persona mentre il restante 85% è suddiviso tra le molte altre qualità necessarie, tra cui anche le Soft-Skills.

Ultima considerazione: esattamente come le come le competenze “hard”, anche quelle “soft” si possono apprendere e allenare: è per questo che faccio fatica ad accettare espressioni come “non riesco”, “non posso”, non ce la faccio”.

Sono parole TOSSICHE, che ci condizionano e impediscono di sviluppare il giusto potenziale per ottenere i risultati che tutti meritiamo!

Quali sono le Soft-Skills in cui ti senti più. forte? E quali quelle in cui vorresti migliorare?

Scrivilo nei commenti…

Massimiliano