Storia di una carriola rubata, ovvero delle credenze limitanti…

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…e del danno che ci fanno se non impariamo a gestirle in modo corretto.

Ho appena finito di leggere questo libro: in verità è più una raccolta del meglio della letteratura sino-giapponese sull’arte della guerra e delle sue applicazioni nella vita e nel lavoro.

Una storia mi ha colpito in modo particolare:

”Una sera, come ogni sera, un guardiano all’uscita di un cantiere di lavoro osservava i lavoranti che ne uscivano e controllava che fosse tutto a posto e che nessuno rubasse niente.

A un certo punto passò un uomo con una carriola piena di paglia: il guardiano lo fermò, lo perquisì, spostò la paglia dalla carriola e verificò che non vi fossero oggetti di proprietà del cantiere; quindi lo fece andare a casa.

Questo si ripeteva ogni sera: il lavorante arrivava all’ingresso con la carriola ricoperta di paglia, il guardiano sospettoso lo perquisiva completamente, quindi lo lasciava andare.

Dopo molte sere, il guardiano avvicinò il lavorante ma, invece di perquisirlo, gli pose una domanda: ”è da molte sere che ti perquisisco e non trovo nulla, eppure io sono sicuro che stai rubando qualcosa dal cantiere.

Ti prometto che non dirò nulla a nessuno, ma mi devi dire cosa stai rubando”.

Con molta serenità il lavorante si fermò, appoggiò la carriola a terra, sorrise e rispose: “poiché mi hai promesso che non dirai nulla a nessuno, ti dirò che hai ragione, io rubo dal cantiere: rubo le carriole”.

Le credenze sono una forma che il nostro cervello utilizza per creare dei punti fermi, dei capisaldi su cui appoggiarsi nella nostra quotidianità.

Quando le credenze sono in positivo, ci rendono molto potenti, creativi, effettivi ed efficaci: “riuscirò certamente a raggiungere il mio obiettivo, perché me lo sono chiarito per bene e ho un piano d’azione dettagliato per raggiungerlo”.

E’ solo un esempio, ma aiuta a chiarire cosa intendo. 

Le credenze limitanti, al contrario, ci trascinano verso il basso irrimediabilmente. 

“Non riesco”, “non posso”, “non ce la faccio”,

”Questo sport non fa per me”,

“I soldi sono sporchi”,

“Non ho tempo”,

”Io ho sempre fatto così”,

sono solo alcuni esempi di espressioni tossiche tipiche di credenze limitanti: si radicano profondamente dentro di noi e ci impediscono di fare qualunque progresso.

Il guardiano protagonista della nostra storia dava per scontato che il lavorante rubasse, ma il suo spirito di osservazione lo tradiva poiché era convinto che la carriola e la paglia facessero parte di un’attrezzatura che il lavorante si portava in cantiere ogni giorno.

Storiella semplice, potrebbe dare adito a mille interpretazioni, ma ciò che m’interessa qui è provare a mettere a fuoco la problematica seria delle credenze limitanti.

Si tratta di un meccanismo di difesa del nostro cervello – per sua natura molto pigro – per evitare il più possibile di fare lo sforzo di imparare qualcosa di nuovo, di elevare il livello di attenzione e rimanere così in modalità “energy saving”.

Peggio ancora, le credenze limitanti sono la certezza matematica del fallimento perché – rispetto a qualunque iniziativa – intervengono immediatamente a “tirare il freno a mano” e, attenzione, hanno ragione loro!

Nella mia esperienza ho imparato che più una persona è preparata dal punto di vista culturale e migliori e più potenti saranno le sue scuse, ovvero avrà delle credenze limitanti molto radicate e strutturate, rendendo il cambiamento ben più laborioso del previsto.

Questo non è un inno all’ignoranza, anzi; sarebbe un gran bene però se la cultura e la preparazione venissero accompagnate da una maggiore consapevolezza del proprio potenziale.

Hai presente la favola dell’elefante che non scappa?

Da piccolo i proprietari del circo in cui si trovava lo legarono a un palo con una corda robusta, lui tirava, e ancora, ma la corda non si spezzava e il palo era grosso e forte.

Non aveva nessuna possibilità di potersene andare.

Quando crebbe e divenne un grande e potente elefante, legato con la stessa corda allo stesso palo se ne stava buono buono in attesa che venissero a slegarlo per il prossimo spettacolo.

E venne a trovarlo un passerotto: vista l’espressione triste dell’elefante gli si avvicinò e gli chiese come mai fosse così triste.

Per tutta risposta l’elefante raccontò che per tutta la vita era costretto a quella grossa corda e quel grande palo, poiché nessuno sforzo gli avrebbe permesso di liberarsene.

La morale è fin troppo chiara, no? L’elefante si era convinto nel tempo che non era possibile liberarsi da quella corda, quindi non ci provava neanche più, rassegnato a una vita di prigionia.

L’essere stato abituato fin da piccolo che la corda non si poteva spezzare lo aveva reso succube di una credenza limitante: da adulto la sua mole non contava più perché ormai il cervello aveva costruito un’abitudine tossica e molto vincolante.

Ma qual è l’arma più potente che ci permette di sconfiggere questo nemico così insidioso?

L’essere presenti nel QUI ED ORA.

Non serve essere un santone buddhista che medita molte ore al giorno.

In verità questo DEVE valere per tutti: la migliore arma per riconoscere e sconfiggere le credenze limitanti è proprio la consapevolezza.

L’essere presenti nel “qui ed ora” è una tematica a me molto cara, sulla quale insisto parecchio, perché sono convinto che sia uno degli elementi chiave per una persona che intende migliorarsi e superare i propri limiti, raggiungendo così obiettivi sempre più sfidanti.

La consapevolezza (mindfulness) ci mette nella condizione ideale di pensare a quello che stiamo facendo, nel preciso momento in cui lo stiamo facendo: ed è proprio questa presenza mentale che ci aiuta a individuare la credenza limitante per poi cacciarla via, sostituendola con una nuova credenza positiva.

Certo, devo aver preso in precedenza la decisione di SUPERARE le credenze limitanti perché ho voglia di ottenere risultati migliori di quelli ottenuti finora.

Quel momento per me è venuto tempo fa, e la mia vita è cambiata e tuttora sta cambiando (in meglio s’intende…): si è innescato un processo irreversibile!

E tu? Hai già preso la tua decisione?

Scrivimi quali credi possano essere le tue credenze limitanti qui nei commenti, potrei aiutarti a creare un piano d’azione per superarle.

Massimiliano

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