Il fallimento è parte del successo (non il suo opposto).

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Nella nostra cultura, dico quella latina, si ritiene che il fallimento sia un’onta, una totale perdita di credibilità davanti agli altri.

Chi fallisce – nello sport come nel lavoro o nella vita – è una persona che viene moralmente allontanata dal gruppo allargato a cui appartiene, perdendo diritti e opportunità.

Sto seguendo i playoff del Campionato Italiano di basket (ho giocato per 15 anni a questo sport meraviglioso, i miei globuli rossi sono delle piccole palle da basket 🙂 ) e sui social si è creato un dibattito tra un commentatore tecnico molto preparato e professionale e una tifosa.

Argomento? Il 3-0 con cui la Virtus Bologna ha eliminato ai quarti di finale la squadra di Treviso.

Si parla di due squadre che hanno un blasone importante (soprattutto per le vittorie del passato) ma che oggi vivono realtà contrapposte: Bologna è candidata alla finale (con Milano) mentre Treviso ha già fatto moltissimo visto il budget ridotto.

Onore al merito di Treviso quindi? No! La tifosa ha scelto di commentare con un “basta vincere”!

Eh no, non ci siamo proprio! Il valore dell’avversario DEVE essere riconosciuto (quando c’è). Treviso è stata sconfitta 3-0 ma dopo 3 partite tirate, combattute, bellissime, in cui hanno prevalso l’esperienza e il talento di Bologna.

Il Rugby ce lo insegna: rispetto per l’avversario SEMPRE! (Ecco perché esiste il 3° tempo).

Non m’interessa fare il moralista gratuito, voglio invece soffermarmi su un concetto che ritengo essenziale nel cammino di ogni persona: il fallimento non è l’opposto del successo, ma un ingrediente della sua ricetta.

L’opposto del successo è la rinuncia!

Il fallimento è parte del processo. Non si dice – ed è verissimo – che sbagliando s’impara?

E’ questa l’idea che si deve mettere in pratica tutti i giorni; una volta un certo Michael Jordan ha detto: “è proprio perché sono stato disposto a sbagliare più di tutti che ho vinto così tanto“.

Da bambini non era un problema: cadi mentre impari a camminare, poi cammini; cadi mentre vai in bici, poi vai; sbagli mentre impari a scrivere, poi scrivi.

Quando la startup che hai avviato non funziona, quando la squadra in cui giochi non vince, quando non riesci a ottenere i risultati che ti aspetti, quando non raggiungi gli obiettivi che avevi prefissato, non è il momento di arrendersi!

Accettare il fallimento vuol dire analizzare gli errori commessi e apprendere da loro per ricominciare in condizioni migliori.

Qualcuno la chiama antifragilità.

Nella cultura anglosassone, questo concetto fa parte del vivere quotidiano; se fallisci è ok (ma impara!).

Anzi! Ti dicono di fallire il prima possibile, perché prima fallisci e prima avrai successo.

(Successo = saper fare succedere le cose).

Vale nello sport, vale nella vita.

Non vedo l’ora di commettere il prossimo errore” (cit. Robert Kiyosaki)

E tu come reagisci al fallimento?

Scrivimelo nei commenti…

Massimiliano

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