Coaching e Crescita Personale: perché sono i lacci delle tue scarpe.

Coaching e Crescita Personale: perché sono i lacci delle tue scarpe.

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Coaching e crescita personale sono due fenomeni che, forse e finalmente, sembrano aver preso piede anche nella cara, vecchia e superscettica Italietta.

Espressioni come “sogno” e “tu puoi”, sembra che abbiano finalmente avuto il timbro della dogana e possono finalmente essere utilizzate senza il timore di ricevere l’etichetta di “illuso” o di “americanata” da parte di chi le pronuncia.

Dovrei togliere qualche “finalmente” dalle prime 5 righe? 🙂

Viviamo un momento di straordinario fermento, quasi un nuovo “Umanesimo” – che speriamo possa portare anche a un nuovo “Rinascimento”.  Chi non lo vede è ancora invischiato nei meandri de “sta la crisi”: peggio per loro…

La tecnologia progredisce molto velocemente ma questo genera un costo importante in termini di mercato del lavoro: il colosso americano AT&T fatturava 267 miliardi di US$ con circa 750.000 lavoratori mentre Google fattura circa 528 miliardi di US$ con solo 72.000 lavoratori.

Il doppio, ma con meno di un decimo delle persone!

“In informatica la Legge di Moore dice che un PC raddoppia la sua potenza al massimo ogni 24 mesi MA I PC NON POTRANNO MAI SOSTITUIRE IL CONTATTO UMANO!!!” (Eben Pagan, solo per citarne uno…) 

Hai già capito dove voglio arrivare?

Vediamo se riesco a essere abbastanza chiaro: con un sistema formativo (leggi percorso scolastico) che – eccellenze a parte – prepara le persone a mandare CV alla morte finchè qualcuno le prende in considerazione (o a cercare un calcio nel didietro per andarsi a prendere uno stipendio che difficilmente permetterà di andare oltre la 3a settimana del mese), diventa davvero difficoltoso sperare di adattarsi a una innovazione tecnologica che non si può certo fermare!

Cosa ci resta? Per banale che possa sembrare, a mio modesto avviso, “non ci resta che crescere” (parafrasando il titolo di un vecchio film con Troisi e Benigni).

Quante volte hai già sentito affermazioni come: “chi non si forma si ferma” o roba simile? Ormai internet e i social media sono pieni di frasi e massime che inneggiano alla crescita personale; peccato che la cultura e l’utilità dei social siano lontane dall’esser comprese dalle masse, troppo impegnate a “scrollare” in cerca di gattini & Co.

A causa di questa formazione non più attuale e di un uso spesso improprio di mezzi di comunicazione che hanno un enorme potenziale poco sfruttato, ci ritroviamo a mandare CV e a ingrassare esperti di invio di CV che magari l’hanno fatto una sola volta nella loro vita.

La cultura media purtroppo è ancora legata a cliché antiquati tipo: “fatti il pezzo di carta, entra a lavoro e arriva alla pensione il più sano possibile”.

Anche LinkedIn, notoriamente il più professionale dei social media, inizia a riempirsi di accorati e speranzosi appelli alla ricerca di una qualunque occupazione.

Il vero problema? A mio avviso abbiamo una FORTE necessità di capire che – a ogni livello – siamo tutti imprenditori. Manca il sentimento dell’auto-imprenditorialità. E non mi si venga a dire che non possiamo essere tutti imprenditori, perché si tratta di una GROSSA BALLA! Che ci piaccia o no, ripeto, siamo tutti imprenditori; di noi stessi prima che del business di cui ci occupiamo.

La consegna di un CV, la firma di un contratto di lavoro dipendente, l’apertura di una partita IVA per rappresentare una o più aziende, l’avviamento di una piccola attività “in proprio” corrispondono a un atto di vendita del proprio tempo, per ottenere in cambio del denaro che a malapena sostiene un morigerato stile di vita.

Questo atto di vendita, che piaccia o no, è PURAMENTE imprenditoriale.

Beneinteso: se la scelta è consapevole e non forzosa merita il massimo del rispetto. Non tutti abbiamo imparato ad avere il giusto spirito d’iniziativa e/o spesso la paura di cadere ferma la nostra voglia di volare (cit. Lorenzo Jovanotti). Per non parlare delle volte in cui abbiamo provato a costruirci delle ali, ma per mancanza di giusta preparazione, abbiamo fatto la fine di Icaro! Fa male e rialzarsi non è così facile o immediato.

Come un scarpa senza lacci, che balla incerta consumando male la suola e provoca mal di piedi.

Ho giocato a basket per molti anni. Quando ho iniziato, andai ad acquistare il mio primo paio di scarpe in un negozio specializzato di Milano insieme a un compagno che già giocava da qualche anno. Il suo primo consiglio fu di sceglierle alte – per proteggere le caviglie – e di allacciarle ben strette.

In 15 anni di carriera qualche distorsione l’ho fatta, ma mettendo in pratica il consiglio di Massimo sono sempre riuscito a limitare i danni. E che c’entra tutto questo? Semplice: i lacci hanno fatto la differenza tra l’equilibrio e il danno certo.

E in questa nuova consapevolezza sull’essere tutti, comunque, imprenditori quali sono i lacci della scarpa? Non certo l’attuale sistema formativo, troppo nozionistico e lontano dalla quotidianità del lavoro, ma nuove discipline come coaching e crescita personale.

Coaching è una parola relativamente nuova, ma se ti chiedessi: “hai un mentore che ti sia da esempio e ti aiuti a superare gli ostacoli di ogni giorno?” forse non trovi poi così strano tutto il mio ragionamento.

E se pensiamo alla figura del “tutor” già presente in diverse istituzioni pubbliche e private?

Il Coach è una guida, la cui esperienza e preparazione ti tornano utili per riuscire nei tuoi progetti: se sei un imprenditore classico, può essere che ti sia chiesto in più occasioni come fare per contribuire al miglioramento delle persone che collaborano alla riuscita del tuo sogno.

Un coach può farlo.

Se sei il proprietario di una squadra sportiva di alto livello, hai già iniziato a chiamare così il tuo allenatore.

Se nella vita non riesci a raggiungere i tuoi obiettivi – per qualunque motivo – cerchi qualcuno a cui ti puoi rivolgere che sia preparato per aiutarti.

Un coach può farlo.

Certamente non può bastare un corso e un pezzo di carta a fare di quella persona una guida concreta, ma è innegabile che in un mondo che cambia grazie alla tecnologia, le persone hanno bisogno di trovare nuovi punti di riferimento per orientarsi e ri-organizzarsi.

Un coach può farlo.

Il mondo della crescita personale è fatto di nuovi umanisti che mettono la loro esperienza a disposizione di chi ha capito che vuole uscire dal pantano ma non ha tutti gli strumenti per farlo.

Una bellissima esperienza tutta italiana lo testimonia: Dire Fare

Quando – ormai due anni fa – c’è stato il terremoto in Centro Italia, tutta la comunità dei formatori, coach, motivatori italiani si è mobilitata per organizzare un evento di due giorni dedicato alla crescita personale. L’intero ricavato venne donato per la ricostruzione.

Il valore di ognuno di noi può emergere o no. Come una scarpa ci sosterrà saldamente se avrà i lacci ben annodati, così il nostro dovere è di cercare le scarpe giuste per camminare nella vita, ma solo allacciandole bene attraverso la continua voglia di migliorarci, unita alla guida di chi ha già fatto lo stesso percorso.

Ecco il vero ruolo di coaching e crescita personale. A questo link trovi una definizione abbastanza completa di cosa sia e a cosa serve il coaching. Non sono parte dell’organizzazione che la pubblica, ma mi è parsa una definizione abbastanza chiara e completa da suggerirne la lettura.

Siamo tutti imprenditori di noi stessi e proprio per questo abbiamo l’obbligo morale di offrire al mondo la nostra miglior versione; solo così potremo dire di star bene e ispirare chi ci sta intorno a fare altrettanto.

Massimiliano

p.s. Si, lo so, hanno già inventato anche le scarpe senza lacci, ma sai meglio di me che non sono la stessa cosa. E poi lo spunto mi è stato dato da una persona a cui voglio bene e concedimi di non deluderla…

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