Il mio esame di Statistica, ovvero della Paura e di quanto possa fare danno
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Il mio esame di Statistica, ovvero della Paura e di quanto possa fare danno!

Oggi voglio parlare della Paura di Sbagliare e dei grandi danni che ci può causare.

1995, l’11 maggio era di giovedì.
Pioveva a dirotto a Milano; una di quelle giornate da stare tappati in casa con una tazza di té caldo, un buon libro e la tua musica preferita.
Ma purtroppo non potevo, anzi, non sarei rimasto in casa per tutto l’oro del mondo!
Era il giorno dell’orale di Statistica, l’ultimo esame del mio corso di studi in Scienze Politiche.
L’incubo lasciato proprio alla fine!

Tutto era cominciato oltre un anno prima: sapendo che non sarei mai stato in grado di passare Statistica studiando e basta, decisi di frequentare tutte le lezioni del corso.

Avrei ascoltato con la massima attenzione, preso appunti e studiato diligentemente. Mi sarei sempre seduto nelle prime file e, se possibile, sarei anche intervenuto in qualche situazione di interattività.

Insomma, avrei fatto lo studente modello, quello che non ero mai stato in quegli anni in cui ero andato avanti allo “stato brado”, senza un vero metodo e studiando sempre da solo.

…no, anzi. Tutto era cominciato qualche anno prima, perché Statistica era tra le materie del primo o secondo anno (adesso non ricordo bene), ma la troppa libertà nell’organizzarmi per gli esami mi fece scegliere di non occuparmi di quell’osso duro (per me) immediatamente. Lo temevo come la peste, così commisi il gravissimo errore di posticiparlo.

Allora non riuscivo nemmeno a chiamarlo per nome questo sentimento; ma era la Paura di sbagliare e di non riuscire a farmi rimandare.

Torniamo all’esame.
Finite le lezioni, ricominciai subito il ripasso perchè di lì a poco ci sarebbe stata la sessione di esami scritti. Era obbligatorio prendere almeno 18 allo scritto per avere accesso all’orale.

Non superai quella sessione di esami, ci capivo ancora troppo poco: nonostante le lezioni, l’impegno, gli appunti e i molti esercizi mi sentivo totalmente insicuro.

Nemmeno la successiva sessione scritta andò bene.

Neanche quella dopo!

Nel frattempo avevo superato alcuni altri esami di minor “peso” per me. Materie storiche: quelle mi piacevano e non facevo nessuna fatica a studiare.

Ma Statistica niente!

All’ultimo appello dell’anno, pur avendo studiato con sempre maggior impegno, non mi presentai nemmeno in aula. La Paura aveva preso il sopravvento, come purtroppo era giò accaduto in altre situazioni in passato.

Non fui in grado di superare lo scritto nemmeno per sbaglio in quell’anno! Un vero disastro.

La PAURA DI SBAGLIARE mi stava tirando in basso, e io mi stavo lasciando trascinare.

Avevo già un lavoro allora: in fondo la laurea a che mi serve? E’ un pezzo di carta che non mi porterà da nessuna parte!

E intanto sprofondavo nel baratro di una zona di comfort fatta di continui fallimenti.

Lascia stare l’idea di concludere qualcosa e dedicarti ad altro nella vita; lascia stare la soddisfazione che avresti potuto dare ai tuoi genitori nel vedere il proprio figlio maggiore finalmente laureato.

Egoismo da paura, ma allora non lo sapevo e non lo chiamavo certo così.

Inizia un nuovo Anno Accademico, e a me restano solo due materie per concludere. Una di queste è ancora Statistica.

Fortunatamente, proprio sul cominciare delle frequenze in Università, avevo conosciuto dei ragazzi del secondo/terzo anno che si accingevano a seguire il corso di Statistica.
Erano simpatici, la compagnia piacevole, così ricominciai a seguire le stesse lezioni dell’anno precedente, ma in gruppo.

Tra questi c’era uno che sembrava particolamente bravo: avevo perso alcune lezioni a causa dell’influenza quell’inverno.

Al mio rientro mi feci prestare i suoi appunti e mi resi conto che “ci stavo capendo qualcosa” nonostante non avessi assistito alla spiegazione in aula. La novità mi diede entusiasmo, così chiesi a Matteo – questo il nome del collega – se qualche volta ci saremmo potuti incontrare in Università oltre l’orario delle lezioni per studiare insieme.

Per mia grande fortuna accettò.

Finite le lezioni, preparammo insieme lo scritto.
19!

Incredibile ma vero, finalmente accedevo all’orale.

A questo punto dovevo dare il 110% di me stesso, non potevo fermarmi proprio in quel momento: vedevo la luce in fondo al tunnel! Studiavamo ogni giorno: teoria, esercizi, teoria, esercizi. C’era molto confronto, ripetevamo in continuazione.

L’11 maggio del 1995 io non lo dimenticherò mai nella mia vita.

Pioveva a dirotto a Milano e in un’aula dell’Università Statale, facoltà di Scienze Politiche, il sottoscritto si trovò a un certo punto dell’orale di Statistica a dissertare su “nuvole di punti” in un grafico.

La Professoressa (non un’assistente, bensì la Titola della Cattedra!) non ebbe necessità di fare molte domande; gli esaminandi seduti in prima fila – lo ricordo come se fosse appena accaduto – erano letteralmente a bocca aperta.

“Purtroppo, benché il suo esame orale sia andato molto bene, posso darle solo 25; sa, avendo preso 19 nello scritto…”
PROF, SCRIVA!!!

Ho risposto senza pensare, eccitatissimo per l’emozione e ancora in “trance agonistica”.

Ce l’avevo fatta! Dopo oltre un anno ero riuscito a raggiungere il mio obiettivo. Anzi ben due!
Statistica superata e esami finiti!

Ho ringraziato Matteo 1000 e 1000 volte, anche se poi ci perdemmo di vista.
Chissà cosa fa oggi.

Mai per me pioggia fu più gradita di quella caduta quel giorno su Milano, e ne ho presa davvero tanta una volta uscito dall’esame!

Perché ho voluto condividere questo episodio della mia vita e parlare della mia PAURA DI SBAGLIARE?

Perché mi sembra emblematico di una serie di errori che tutti commettiamo quasi giornalmente e spesso nemmeno ce ne rendiamo conto: eccesso di confidenza nei propri mezzi, paura di sbagliare, ripetizione degli stessi errori per non uscire dalla zona di comfort.

Nel mio cammino mi sono reso conto che la mia volontà era utile, ma non sufficiente; mi sono reso conto che un buon metodo è importante, ma da solo non basta.
Per determinato che tu possa essere, prima o poi dovrai fare i conti con lei.

Non lo puoi evitare.

La Paura del fallimento è talmente dentro di noi da farci commettere tonellate di errori senza averne consapevolezza.

Si presenta OGNI volta in cui dobbiamo provare a fare qualcosa di diverso, ogni volta in cui siamo di fronte a una novità, ogni volta in cui arriviamo a un qualunque bivio nel nostro cammino.

Superare la Paura di sbagliare si può e si deve; riuscirci da soli è possibile?
Si, ma con una determinazione fuori dal comune.

E se non hai una determinazione fuori dal comune?

Allora mi servono un metodo e soprattutto un mentore, una guida, qualcuno che abbia più esperienza o più talento di me e che sia disposto ad aiutarmi ad intraprendere il nuovo cammino, a uscire dalla mia zona do comfort.

Il lavoro di squadra paga sempre e da risultati che sono ben al di sopra della somma del potenziale dei singoli elementi che compongono la squadra stessa.

Nel mio caso 1+1 ha fatto 25!

Ma per ottenere questo risutato ho dovuto riconoscere che da solo non ci sarei mai riuscito e non in modo così brillante!

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